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Pagare non è mai stato così comodo. Contenti?

Il 15 giugno attraverso un post sul suo stesso Facebook, il gigante tech di Menlo Park, capitanato da Zuckerberg, ha annunciato l’arrivo di WhatsApp Pay.

Come sapete l’app di messaggistica è di recente stata acquisita proprio da Facebook, che ora prova ad estendere le sue funzionalità anche nell’ambito dei servizi per il business.

L’intenzione è chiara: implementare un sistema per il trasferimento di denaro snello e diffuso in una delle app di messaggistica più usate al mondo, in modo da ottenere un primato in fatto di piazzamento sul mercato, e quindi una posizione di enorme vantaggio.

A dire la verità Whatsapp Pay non è un’idea nata in casa Facebook.

In Cina infatti, WeChat offre già da tempo questa possibilità, e grazie all’app i cinesi posso pagare una quantità davvero notevole di beni e servizi, dal biglietto del treno alla spesa alimentare.

L’idea di unire la comodità della messaggistica istantanea ad un sistema di pagamento altrettanto immediato dunque, va già fortissimo in quella parte del mondo, e le previsioni non possono essere che rosee anche dalle nostre parti.

A Menlo Park sembrano aver imparato molto dall’esperienza cinese, ed ora è arrivato il momento di diffondere questi servizi anche in Europa, negli Stati Uniti e in Sud America.

Sarà interessante notare, magari a distanza di qualche mese dopo il rilascio degli aggiornamenti, come e quanto i vari stati utilizzeranno WhatsApp Pay.

Quello dei pagamenti elettronici infatti è un indice molto importante da tenere in considerazione per quanto riguarda l’avanzamento tecnologico di una nazione, e le nuove funzioni di WhatsApp potranno in futuro fungere da termometro per questo fenomeno.

Allo stato attuale il servizio è attivo in Brasile, dove Facebook lo sta testando, ma prepariamoci perché molto probabilmente lo vedremo a breve attraversare l’oceano e approdare al Vecchio Continente.

Cosa ne sarà dunque di quelle applicazioni, come ad esempio PayPal, che già da anni offrono la possibilità di scambiare denaro in modo istantaneo?

Probabilmente cadranno in disuso, o quasi.

In epoca digital infatti le persone sono interessate alla condensazione dei servizi in un unico contenitore, questo per evitare una scomoda frammentazione che di fatto rende meno fluide le operazioni virtuali.

A nessuno di noi verrebbe in mente di seguire con la stessa attenzione il proprio profilo in molti social differenti (a meno che non lo si faccia per lavoro), così come a nessuno di noi piacerebbe pagare diversi abbonamenti a differenti piattaforme per lo streaming.

Ci auspichiamo infatti che i servizi vengano dispensati da pochi provider, sia per semplificarci la vita, sia per evitare di diffondere inutilmente i nostri dati online.

Insomma, vogliamo che la nostra esperienza digital sia semplice e trasparente, gestita da poche e affidabili compagnie.

Ecco perché app come PayPal cadranno in disuso nel caso in cui Whatsapp Pay dovesse diffondersi.

Ma anche PayPal e altre app simili sono affidabili e trasparenti, allora perché il loro successo non è stato planetario visto che permettono pagamenti rapidi e sicuri già da molto tempo?

Semplice: non ci sono familiari.

Dopo anni di utilizzo su scala praticamente globale, WhatsApp si è guadagnata la fama di app per eccellenza.

È una delle applicazioni più scaricate al mondo già da diversi anni, e la usano tutti, per qualsiasi tipo di comunicazione.

Gli store online la usano per chattare coi clienti, le famiglie la usano per comunicare in grandi gruppi, gli studenti per condividere le informazioni in modo rapido, gli insegnanti per fare lo stesso, e così via.

WhatsApp vuol dire quotidianità, per tantissimi di noi.

Ci fidiamo di quest’app già da molti anni, e se oggi riuscisse ad offrire qualche servizio utile in più, ne saremmo felici.

Tutto qui.

È un fatto di fidelizzazione, è un fatto di abitudine sociale.

PayPal e altre app simili non sono riuscite a fare questo, e adesso che Facebook farà la sua proposta, probabilmente perderanno ancora più terreno.

whatsapp_pay_01

Alla luce di queste considerazioni sorge spontanea una riflessione.

Le grandi corporate -come Apple, Google, Amazon e Facebook-, hanno cambiato per sempre il corso degli eventi in fatto di marketing e comunicazione, e non solo.

Oggi quel mondo fatto di piccole realtà che offrono servizi e beni specifici è quasi del tutto scomparso in favore di questi giganti, che inglobano ogni settore e aumentano i profitti di anno in anno, di fatto piazzandosi sul mercato quasi come dei monopoli.

Attraverso la loro rete diffusa a livello globale passa qualsiasi informazione, e ogni insenatura nascosta del mercato viene intercettata ed assorbita in breve tempo.

Questo rappresenta certo una possibilità in fatto di progresso tecnologico e digitale, ma un grande svantaggio per la varietà del contesto economico, oltre che un ostacolo insormontabile per i competitor minori.

 

Siamo certi che i pagamenti elettronici siano un’ottima strada da percorrere: meno evasione fiscale, più tracciabilità, più trasparenza e perché no, più comodità.

Per questo WhatsApp Pay ci sembra un’ottima idea, anche se riflettere sul vertiginoso ed inarrestabile processo di globalizzazione al quale stiamo assistendo ci sembra l’unico modo per continuare ad essere il più possibile critici e sensibili.

Alcuni meccanismi sono così forti che ad oggi risulta quasi impossibile poterli arrestare.

Le grandi corporate sono proprio questo: enormi macchine onnipresenti con le quali dovremo imparare a convivere nel modo più costruttivo possibile.

Per farlo occorre che il nostro modo di osservare la realtà non sia passivo, ma piuttosto ispirato dalla voglia di un cambiamento positivo, e non solamente comodo.

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