Il ritorno dello stortignaccolo

In questo articolo vi abbiamo raccontato di come il vinile sia tornato alla ribalta. Oggi vogliamo parlarvi di un altro grande ritorno, quello del sigaro. Un sigaro speciale però, molto diverso da quelli caraibici: il sigaro italiano.

Quando pensiamo ai sigari infatti, molto spesso pensiamo a quelli che portiamo a casa dai nostri viaggi a Cuba, o nella Repubblica Dominicana. Abbiamo tutti un’idea stereotipata del sigaro, e quando ne parliamo ci immaginiamo sempre quei grandi sigari caraibici, dalla perfetta forma cilindrica, di un bel marrone chiaro. Quest’idea ci arriva da alcuni grandi personaggi, che hanno contribuito a definire l’immagine del gentleman in smoking che, guarda caso, brandisce un imponente sigaro caraibico. Pensate infatti ai Romeo Y Julieta, i sigari fumati da Winston Churchill, oppure ai famosissimi Cohiba Corona Especial, i sigari preferiti da Fidel Castro.

Il sigaro italiano invece, è un sigaro meno vistoso, dall’aria molto meno aristocratica. Veniva chiamato lo stortignaccolo, per via della sua forma irregolare e delle imperfezioni sulla superficie, molto più rugosa ed irregolare rispetto a quella dei suoi fratelli caraibici. È più sottile, meno imponente, ma diffidate del suo aspetto poco robusto, perché il suo sapore è profondo e molto forte. Il tabacco coltivato in Italia infatti -come il pregiato kentucky della Valtiberina in Toscana– ha un carattere davvero deciso. Per questo motivo il ripieno non è abbondante come quello dei sigari caraibici, che infatti hanno aromi più morbidi e gentili.

foglie di sigaro

Il sigaro italiano è fortemente legato alla tradizione contadina, è un sigaro rustico, dal sapore forte e dagli aromi pungenti. Sono tante le produzioni, recenti e meno recenti, che oggi promuovono la cultura del sigaro in Italia. Pensate ad esempio alla Compagnia Toscana Sigari, che ha commercializzato i suoi primi sigari nel 2015, utilizzando per la loro produzione, proprio il tabacco kentucky della Valtiberina. Anche il Moderno Opificio del Sigaro Italiano è una realtà recente, che utilizza tabacchi coltivati nella provincia di Verona, oltre a quelli della Valtiberina e della Val di Chiana, per la sua produzione.

Queste realtà, insieme a molte altre, fanno tesoro di un’importante tradizione italiana, elevando il sigaro dalla sua dimensione contadina, e promuovendo la cultura del gusto.

Fumare il sigaro è un gesto rituale, che porta con sé il sapore di una tradizione antica. È un gesto che richiede tempo. Non riuscirete a gustarvi un sigaro nella fretta di una pausa pranzo infatti, e non potrete fumarne uno al volo dopo il caffè. Il sigaro va acceso con cura, per fare in modo che la brace si consumi nel modo giusto. Le boccate non devono essere compulsive, e devono essere distanti l’una dall’altra anche di molti secondi -minuti a volte- per evitare di scottarsi. Anche la conservazione dei sigari è un aspetto molto importante, che fa parte del rito. Si dice infatti, che uno stortignaccolo conservato correttamente debba cantare, ovvero scricchiolare se premuto leggermente con le dita.

Insomma: avere tra le mani un buon sigaro, significa avere tra le mani un oggetto artigianale, molto spesso fatto a mano. Sarebbe davvero un peccato non averne cura e fumarlo senza dedicargli l’attenzione ed il tempo necessari per goderselo davvero. Occorre rilassarsi, prendersi il proprio tempo, e dedicarsi al gusto.

Non vi stiamo invitando a fumare ovviamente. Fumare fa male, e non siamo noi gli unici a dirlo. I sigari contengono molta nicotina -molta più di quella contenuta nelle sigarette- che viene assorbita dalle nostre mucose anche se non aspiriamo il fumo. 

Sapete apprezzare le cose buone? Sapete darvi un limite?

Allora possiamo dirvi che un buon sigaro potrebbe regalarvi un sorprendente momento di piacere.