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Una storia di carattere.

Qualche tempo fa è tornato in auge il tanto chiacchierato Comic Sans. Ne abbiamo parlato nelle nostre storie su Instagram. Perché? Beh, perché l’aggiornamento dei tools delle storie di Instagram ha previsto l’inserimento, tra i vari caratteri disponibili, del Comic Sans. In realtà secondo noi non si tratta esattamente del Comic Sans, ma di un carattere molto simile.

Ma non è questo il punto.

Nelle storie che abbiamo pubblicato in quei giorni vi abbiamo accennato l’originale vicenda che si nasconde dietro questa font, e dato che sembravate curiosi di sapere qualcosa in più, oggi ve ne parliamo meglio. Per onestà d’intenti vi diciamo che la storia che vi racconteremo oggi arriva direttamente da un libro di Simon Garfield: Sei proprio il mio Typo. Per cui se il tema delle font vi interessa, vi consigliamo questa fantastica lettura

libro_simonGarfield

Ma veniamo a noi.

Conoscete Vincent Connare? Magari sì, magari no; ma sicuramente conoscete la Microsoft Corporation. 

Nel lontano 1994 Vincent lavorava per Microsoft, con la qualifica di creatore tipografico. In quel periodo c’era parecchio fermento nella Software House -chi come noi è nato negli anni ’80 si ricorderà sicuramente la rivoluzione di Windows 95-.

In quell’anno venne rilasciato Microsoft Bob: un software che comprendeva un word processor e una funzione per la gestione delle spese -dietro Microsoft Bob c’era la signora Melinda French, moglie, anche se non in quel momento storico, di Bill Gates-.

Per tutti i software di quell’epoca era fondamentale avere un’assistenza all’uso piuttosto presente, dato che l’informatica non era esattamente una materia alla portata di tutti. Ecco perché venne inserito, nell’interfaccia di Microsoft Bob, un simpatico aiutante: un cagnolino. Bob per l’appunto.

Il problema era, secondo Connare, che Bob parlasse attraverso una font inappropriata al suo scopo e al suo carattere: il Times New Roman. Insomma, un tenero cagnolino non si può esprimere attraverso un carattere degli anni ’30! Ed è a questo punto della storia infatti che fa il suo ingresso in scena il Comic Sans. 

Microsoft Bob

Sapete cosa c’era sulla scrivania di Vincent in quel periodo?

Un best seller dei fumetti: Batman. Il ritorno del cavaliere oscuro. La font utilizzata nel fumetto -che in realtà era disegnata a mano e non a computer- era il Comic Book. Ecco cos’ha ispirato Connare nella creazione della sua font: un carattere morbido, arrotondato e amichevole.

Bell’idea no?

Peccato che quando Vincent mandò al team di Microsoft Bob la sua creazione ricevette una risposta negativa: ormai il programma era stato pensato per le dimensioni del Times, e il Comic Sans era più ingombrante, quindi inutilizzabile. Tuttavia, il suo progetto piacque a tal punto che venne utilizzato per Microsoft Movie Maker e inserito nei caratteri supplementari di Windows 95.

Fu un vero successo.

Forse anche troppo. Per il Comic Sans infatti, è andata un po’ come con uno di quei piatti che vi fanno impazzire, e che siete disposti a mangiare fino alla nausea.Da quel momento in poi gli utenti trovarono talmente familiare e amichevole quella font da sceglierla sempre, indiscriminatamente.

Pensate che è comparsa addirittura sulle fiancate delle ambulanze, negli spot pubblicitari, sulla BBC e sul Times.

windows95

Ma una font nasce con delle specifiche caratteristiche e per degli obiettivi precisi, e il Comic Sans non era nato per questo. Così presero vita dei movimenti anti Comic Sans. 

I coniugi Combs ad esempio, fecero una maglietta con la scritta Ban Comic Sans e addirittura un manifesto –eccolo qui! Il Wall Street Journal pubblicò in prima pagina un articolo su questo argomento. Insomma, il nostro caro Comic Sans subì una vera e propria gogna mediatica. 

Fortunatamente Vincent Connare prese queste iniziative con il giusto spirito. L’incredibile risonanza mediatica che ne ricevette infatti, fu in realtà una cosa buona.

“Se si ama il Comic Sans, non si sa granché di tipografia. Se lo si odia, non si sa ugualmente un granché di tipografia, e bisognerebbe trovarsi un altro hobby”.

Vincent Connare.

La verità è che i progetti nascono con obiettivi precisi, e dovrebbero essere rispettati e utilizzati solo per quegli scopi. Detto questo, non si può vietare di usare una propria creazione anche in condizioni “improprie”. Sta di fatto che il Signor Disney mandò una lettera di complimenti a Connare, dicendo che avrebbe utilizzato il Comic Sans in tutti i loro parchi a tema. Quale luogo e applicazione migliore?

Bene, siamo arrivati alla fine della storia. Noi non amiamo né detestiamo il Comic Sans, semplicemente valutiamo il suo utilizzo, solo nelle condizioni più appropriate.

Vi lasciamo con la frase con la quale Simon Garfield nel suo splendido libro, chiude il capitolo sul Comic Sans:

Un Uomo vede il Comic Sans e gli chiede: “Dove abiti?”.

Il Comic Sans risponde: “Non sono fatti tuoi!”.

Alché l’altro commenta: “Che Caratteraccio”.

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