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Nike e il suo manichino plus size. Solo business o anche cuore?

In un nostro articolo di qualche tempo fa, vi abbiamo parlato del body positivity. Eccolo QUI, nel caso ve lo foste perso.

Oggi vogliamo sfruttare ciò che Nike ha fatto nel suo store di Oxford Street a Londra per affrontare un tema in qualche modo legato a quello del body positivity.

Ma partiamo dalla notizia. Qualche giorno fa Nike ha esposto nel suo Nike Town di Londra un manichino plus size donna (su questo articolo di Dezeen trovate tutti i dettagli).

Nike plus Size mannequin
(image courtesy: Nike)

Pochi istanti dopo, il web si riempiva di discussioni riguardo la decisione del colosso americano.

Solo per questa ragione, potremmo già dire che la scelta di Nike è stata vincente. Sui social infatti, si è scatenata una bufera, e la community si è divisa in due. C’é chi da un lato pensa che l’inclusività promossa dal brand americano sia nobile, chi dall’altro afferma che sia un pericoloso inno all’obesità.

Al di là degli schieramenti però, resta il fatto che Nike, come spesso accade, ha lanciato una nuova sfida. Una sfida culturale certo, col chiaro intento di voler in qualche modo sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo la libertà di tutti -specialmente delle donne- di sentirsi a proprio agio con se stessi e col proprio corpo. Ma prima di tutto, una sfida al mercato.

Esatto. Esponendo questo manichino infatti, Nike ha provato ad intercettare un target -quello degli oversize appunto- che ha tutto il potenziale per diventare una grossa fetta del giro d’affari della multinazionale. Essere sovrappeso significa anche non riuscire ad essere sempre a proprio agio con ciò che si indossa. Un colosso della moda come Nike non può ignorare questo sentimento, anche e soprattutto perché Nike promuove da sempre una visione dinamica e sportiva della vita, e di certo l’invito agli oversize a praticare un po’ di sport non può essere che giudicato positivamente. Ecco quindi lo spiraglio che Nike ha trovato in un mercato saturo come quello della moda, per far crescere una nuova idea: avere qualche chilo in più, o più in generale, non essere canonicamente perfetti, non deve essere più un limite, ma anzi una nuova spinta verso il benessere.

Abbiamo trovato molto interessante l’intervista di Ninja ad Elisa D’Ospina, e siamo d’accordo con la modella curvy quando afferma che “Nike si è adeguato allo stile dei tempi, come in Italia hanno fatto Yamamay e Intimissimi ormai da tempo: si parla semplicemente di business”.

Proprio così. Pensiamo infatti che attribuire un significato che vada troppo oltre alla vicenda del manichino di Oxford Street, non sia necessario. Per quanto sia romantico credere che Nike abbia fatto ciò che ha fatto senza pensare al profitto, probabilmente non è così che sono andate esattamente le cose. Intendiamoci: la decisione di Nike è comunque forte, e pensiamo che sia giusto sottolinearne il coraggio. Ma rimane una decisione presa sulla base di un mercato che sempre di più intercetta il target più esteso: quello delle persone comuni, che non sempre hanno forme adatte alle passerelle o alle copertine delle riviste, e che magari intendono fare una corsetta per stare bene con se stessi, più che per essere impeccabili. Il segreto del successo del manichino di Oxford Street sta proprio nel fatto che assomiglia più alle persone comuni, che non ai modelli. In un certo senso assomiglia più a noi. È un messaggio di inclusività, e questo ci sembra comunque importante.

Nike Town Londra
(image courtesy: Nike)

Un’ultima cosa per i più distratti di voi. Date un’occhiata alla foto qui sopra. Avete notato che oltre al manichino plus size, ce n’è anche uno a cui manca una gamba? Sono i cosiddetti para-sport mannequin, ovvero manichini con handicap fisici che Nike utilizza per sensibilizzare sul tema dei paratleti. Anche questa è una scelta forte, non vi pare? Eppure se n’è parlato molto poco. Quando qualcosa che all’inizio sembrava shockante ed esagerata, lentamente diventa parte della cultura, ci si rende conto che si trattava semplicemente di una cosa normale. Ecco perché non si parla dei para-sport mannequins. I paratleti prendono parte alla vita sportiva e ne alimentano la cultura già da molti anni. State pur certi che qualcosa di simile accadrà anche agli oversize, ed allora non faranno più notizia, fortunatamente.

Tra un manichino e l’altro dunque, vogliamo salutarvi con una provocazione. Non sarebbe meglio se negli store non ci fossero più i manichini a definire quelli che sono gli standard del momento? Non ci sentiremmo forse più liberi senza nessun manichino fatto di plastica a cui paragonarci?

Cosa ne pensate? Fateci sapere nei commenti!

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