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Oscar e Rudolph vanno al mare. Il racconto di Natale di Supermad!

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Intravidero l’isola in tarda mattinata.
Erano in viaggio da diversi giorni, probabilmente settimane, e per non farsi notare durante la traversata si erano rintanati in uno stanzino di servizio, uscendo soltanto di notte per rubare qualche provvista e godersi un po’ di aria fresca.
La loro clandestinità stava per finire e non sembrava vero che tra pochi istanti avrebbero di nuovo toccato terra, e per di più il giorno di Natale (doveva essere così, dato che la sera prima i marinai avevano fatto baldoria scambiandosi rumorosamente auguri e piccoli regali).
L’isola si avvicinava lentamente, la osservavano dal piccolo oblò opacizzato dal sale che dal loro stanzino si apriva sul mare. D’un tratto i motori cominciarono a borbottare, e dalla ciminiera fuoriuscirono sbuffi neri di cherosene, poi la nave rallentò ed entrò nel porticciolo dell’isola facendosi spazio tra le lampare, era decisamente troppo grande per quel porto.

Isola Tropicale

Il profilo dolce e collinare dell’isola ricordava l’armonia di colori mescolati su una vecchia tavolozza. Lungo le sue rive si adagiavano case basse e povere, con le facciate sbiadite e con gli scuri di legno martoriati dal sale. Qualche bettola, qualche taverna, un paio di botteghe di tessuti e una moltitudine di palme piegate dal vento.
Dopo aver fatto scendere qualche marinaio e qualche vettura per i rifornimenti, la nave ripartì quasi subito, così Oscar e Rudolph la salutarono dal molo. Presi da una strana euforia cominciarono subito a camminare, come se intendessero percorrere in un istante tutta l’isola, consumarla, impazienti di respirare la polvere che si sollevava al passaggio dei muli e delle moto.
Sulla piccola spiaggia, davanti alla taverna e ad una pensione modesta, approdavano lampare e piccole imbarcazioni per la pesca. Il mare lambiva dolcemente le rive dell’isola con onde silenziose e leggere.

Faceva caldo, Oscar e Rudolph morivano di fame e di sete, così pensarono bene di rifocillarsi alla taverna. Fu un pranzo di Natale indimenticabile: frutti di mare, verdura fresca, pane fragrante e un manipolo di marinai incuriositi dal loro aspetto che li circondavano per ascoltare la storia della loro fuga d’amore. Bevvero e cantarono con loro, fecero la siesta in spiaggia e poi bevvero ancora.
A quel punto Oscar era già bell’e ubriaco, e Rudolph non faceva che cercare l’ombra per rinfrescarsi un poco: non si era mai vista una renna sopravvivere a quelle temperature.

Nel tardo pomeriggio e col sole tiepido del tramonto, passeggiava sulla spiaggia un uomo di mezza età con una lunga barba bianca. Oscar e Rudolph faticarono a riconoscerlo, ma infine ne furono certi: quell’uomo era Babbo Natale. Come poteva essere così muscoloso?!
Indossava un costume da surfista, e a differenza di come appariva quando metteva il suo solito abito, era piuttosto slanciato e tonico. Non era nemmeno così vecchio!
Fu impossibile per Babbo Natale ignorare una renna nel bel mezzo di una spiaggia su un’isola tropicale, e di certo, fu vero anche il contrario, così Babbo Natale si avvicinò alla strana coppia.

Babbo Natale al mare

Fu una serata interessante quella con Babbo Natale.
I tre parlarono a lungo fino a notte fonda, in compagnia dei marinai dell’isola che non riuscivano ancora a convincersi che quell’uomo così tonico fosse davvero Babbo Natale.
Rudolph confessò a tutti che quell’isola, per quanto incantevole, fosse davvero troppo calda per lei, e che trasferirsi in Lapponia ora non le sembrava più un’idea così assurda.
Babbo Natale accolse la notizia con grande piacere: gli sarebbe piaciuto tantissimo che alla guida della sua slitta ci fosse una renna così!  In fondo l’aveva già contattata mesi prima per offrirle il lavoro. Che fortuna averla incontrata!

Per Oscar invece era diverso: sull’isola non gli mancava nulla. Era fatto di legno perciò niente bagno al mare, per il resto amava quel posto e sentiva di potercisi fermare a lungo.

Rudolph accettò la proposta di Babbo Natale, e pochi giorni dopo il loro arrivo lasciò Oscar per trasferirsi in Lapponia. All’inizio Oscar cedette un po’ alla gelosia: la sua Rudolph che se ne andava con un surfista muscoloso in una baita dall’altra parte del mondo.
Ma gli basto poco per capire che quella fosse la cosa giusta, così si rimboccò le maniche e cominciò a lavorare come cameriere alla taverna.

 

L’anno successivo aprì una taverna tutta sua. Sull’insegna di legno campeggiava la scritta Oscar lo Schiaccianoci. Era felice, la taverna andava bene ed ogni anno, quando arrivava la notte di Natale, alzava lo sguardo al cielo in attesa della sua amica Rudolph.

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