Torna al blog

Oscar e Rudolph vanno al mare. Il racconto di Natale di Supermad!

Non hai tempo di leggerlo? Ascoltalo!

Oscar era stato un grande soldato. Accidenti se era stato grande!

È vero, non aveva mai combattuto sul campo di battaglia, e anche soltanto l’idea di avvicinarsi ad uno di quei carri armati chiassosi lo faceva tremare di paura. Al di là di questo però, era stato davvero un soldato valoroso!
Il suo più grande rimpianto? Essere nato in tempo di pace, oh che tremenda sciagura!
Ma Oscar l’aveva sempre saputo: l’esercito deve stare lì, pronto a respingere l’invasore e difendere la patria, anche durante una sonnolenta epoca di pace. E Oscar c’era sempre stato, investito del più importante dei ruoli di tutta la fanteria: quello di schiaccianoci. Altroché granatiere o bersagliere!

A dire il vero, Oscar non aveva mai capito di cosa si dovesse occupare di preciso uno schiaccianoci nell’esercito, ma ne era sicuro: il suo ruolo era di grande prestigio, poiché era stato il Generale in persona ad affidarglielo. Si ricordava ancora il giorno della sua cerimonia.

schiaccianoci

Passeggiava nel cortile della caserma insieme ad altri due novelli del reparto fanteria, quando all’improvviso dagli altoparlanti appesi negli angoli, la voce del Generale risuonò pesantemente, invitandolo a raggiungerlo nel suo ufficio. Fu nella penombra di quell’ufficio, con le veneziane che tratteggiavano la luce, ed il rigagnolo di fumo della sigaretta del Generale, e i suoi piedi appoggiati sulla scrivania in mogano; che si svolse la sontuosa cerimonia che fece di Oscar il primo Schiaccianoci dell’esercito.
Il Generale lasciò scivolare una bionda fuori da un raffinato porta sigarette metallico, e gliela porse elegantemente. Oscar l’afferrò tra le labbra facendo una smorfia un po’ buffa, poi si avvicino alla fiammella dell’accendino che il Generale aveva già preparato per lui.
Inalò una gran quantità di fumo tirando una boccata generosa, ed iniziò a tossire come un disperato. Proprio in quel momento il Generale -mentre Oscar si contorceva ancora per la tosse-, gli consegnò la divisa da schiaccianoci, invitandolo a ricomporsi e tornare nel cortile.
Quella sì che fu una gran bella cerimonia!

giocattoli

Com’era finito dentro quella scatola? Il fiume di ricordi di Oscar si fermò all’improvviso interrotto da un rumore insistente e ritmato. Doveva essere Genny, il guardiano notturno del supermercato, quel ragazzo aveva il passo davvero pesante.
Davanti agli occhi di Oscar un velo di plastica trasparente con il marchio CE e la scritta Non c’è Natale senza Schiaccianoci! Chi l’aveva rinchiuso lì dentro?!
Un soldato valoroso, il primo Schiaccianoci dell’esercito, imprigionato in una scatola di giocattoli per bambini ed esposto sullo scaffale di uno squallido supermercato!
Che vergogna!
Doveva fuggire da quell’inferno prima che il supermercato aprisse e che un bambino pestifero con la faccia piena di lentiggini -detestava i bambini con le lentiggini-, afferrasse proprio la sua scatola per portarlo chissà dove. No, questo non l’avrebbe permesso!
Non era mai stato in guerra, è vero, ma era pur sempre un valoroso Schiaccianoci – l’unico a dire il vero – e avrebbe dimostrato a tutti quanto sarebbe stato sconveniente averlo come nemico.
Quando il rumore dei passi di Genny si fece lontano, Oscar squarciò la plastica che lo teneva prigioniero – a dire il vero non senza fatica – e uscì cautamente dalla scatola.
Si lasciò scivolare lungo il montante metallico dello scaffale, ed atterrò silenziosamente sul pavimento di linoleum.
Era circondato da stupidi giocattoli per bambini: mostri puzzolenti, la casa di Rebecca – una bambola aristocratica che a dire il vero trovava anche piuttosto attraente – trottole luminose ed altre mille scemenze.

Era un vero inferno!
Proseguì nel buio, vagando tra le corsie deserte in cerca di un modo per fuggire. Su un cartellone di plastica appeso al soffitto con due catenelle campeggiava la scritta Gastronomia.
D’un tratto Oscar si trovò accanto ad una grande giara di vetro dalla quale proveniva un irresistibile profumo di mostarda fresca.
Doveva fuggire da quell’inferno, non l’aveva dimenticato, ma il tempo per i rifornimenti non mancava perciò, nel silenzio del supermercato addormentato, Oscar si concesse la migliore scorpacciata di mostarda della sua vita!

schiaccianoci che mangia mostarda

Di quel labirinto fatto di corsie ed espositori metallici Oscar non ci capiva nulla, e girovagando per cercare una via d’uscita si ritrovò di nuovo lì, nella corsia dei giocattoli.
La bambola Rebecca lo guardava affacciata al terrazzo in miniatura della sua villa. La trovava attraente, è vero, ma Oscar non voleva pensarci: doveva soltanto fuggire da quell’inferno.
Smise di guardarla e proseguì il suo cammino.
Come aveva fatto a non notarla prima?
No, non Rebecca, ma quella splendida GT 2026 Baby Dream che se ne stava parcheggiata tra i puzzle! Quella non era soltanto una motoretta a batteria per bambini, quella era la regina delle motorette a batteria per bambini, il regalo più desiderato da tutti i mocciosi!
La scintillante scocca di plastica dai colori cangianti vestiva di eleganza e raffinatezza quel bolide.
Sarebbe potuto fuggire a piedi, certo; ma scomparire nel buio delle corsie, facendo fischiare le gomme di una GT 2026 Baby Dream sotto lo sguardo sognante di Rebecca, gli sembrava un epilogo più adatto a quella nottata.

schiaccianoci in moto

Perciò montò in sella, girò la chiave di plastica, e per un istante rimase ad ascoltare il silenzioso ruggito della batteria.
D’improvviso girò il polso e diede tutto gas! A dire il vero non ci fu nessuna sgommata e tantomeno nessun fischio: la GT 2026 Baby Dream partì molto dolcemente.
Come aveva potuto ignorarlo?
L’affidabilità e la sicurezza erano i grandi pregi di quel bolide a due ruote -e due rotelle-, perciò nessuna vergogna per una partenza così morbida: Rebecca l’avrebbe capito.

Vai al secondo capitolo!