Torna al blog

Il nostro tuffo nella sua affascinante medina.

Provate ad immaginare di non riuscire a resistere alla tentazione di tuffarvi in un fiume in piena. Sapete che vi travolgerà, sapete anche che la corrente vi porterà lontano, ma nonostante questo vi tuffate, ed iniziate la vostra discesa lungo il fiume.
Marrakech è come un fiume in piena: viva, colorata, potente, travolgente; e noi non siamo riusciti a resistere, e ci siamo tuffati. Il viaggio è iniziato dalle strade strette e polverose della medina della città marocchina, subito dopo aver lasciato i bagagli nel nostro riad.
In un primo momento si rimane frastornati dal caos e dalla frenesia, ma passati i primi istanti, il disorientamento lascia spazio ad uno stupore che è difficile descrivere.
Dai souk -i negozi- arrivano profumi sconosciuti, sulle strade i motorini ed i carretti trainati dagli asini sollevano la polvere, che si mischia al fumo della carne grigliata, penetrando nelle narici.
Ci si fa spazio tra la folla, e mano a mano che ci si avvicina al centro della medina, le vie dei souk si fanno sempre più brulicanti di persone provenienti da ogni parte del mondo.
Il fiume quindi sfocia nella Jemaa el-Fna: la piazza centrale della medina di Marrakech.
L’arrivo nella piazza è impattante: uno spazio immenso, privo di un’architettura che lo contraddistingua, tuttavia inconfondibile per via delle persone che lo animano.
Marrakech la piazza
La Jemaa el-Fna infatti, è tutelata dall’UNESCO come patrimonio orale e immateriale dell’umanità, per via del valore inestimabile delle tradizioni marocchine che ogni giorno rivivono in questo spazio. Di giorno è un mercato a cielo aperto, dove poter acquistare frutta fresca, datteri e altra merce di ogni tipo; di sera invece si trasforma, lasciando spazio a cantastorie, ballerini, giocolieri e musicisti.
Immergersi nella follia di questa piazza è sicuramente una delle esperienze più forti ed autentiche che si possano fare a Marrakech.
Accomodatevi dunque ad uno dei tavoli, e godetevi un tajine con un tè alla menta. Datevi tutto il tempo che vi serve per assimilare la meraviglia che vi circonda.
Il muezzin canta cinque volte al giorno per invitare i fedeli alla preghiera, non è dunque improbabile che d’improvviso nella piazza cali il silenzio, e che dal minareto della Moschea della Kutubiyya si levi quel canto profondo ed incredibilmente affascinante. 
Allontanandosi dalle acque vorticose della Jemaa el-Fna, e tornando a percorrere le strade -affollate dai turisti intenti a trattare sul prezzo delle merci insieme ai commercianti marocchini-, si possono raggiungere diversi luoghi d’interesse.
I giardini Majorelle ad esempio, ospitano la villa di Yve Saint Laurent -importante stilista francese, noto per aver portato l’esotico nell’alta moda, e per il suo famoso Blu Majorelle (Se vi interessa approfondire leggete questo articolo de La Stampa).
Il maestoso palazzo El Badi, offre una suggestiva camminata tra le sue imponenti mura su cui nidificano le cicogne.
All’interno del palazzo El Bahia invece, potrete passeggiare tra i cortili e le stanze che sono state architettate in modo labirintico, così da non permettere l’incontro tra le diverse mogli e concubine del vizir.
Siamo sicuri però, che al di là della visita a questi luoghi -cosa che sicuramente può arricchire l’esperienza-, la vera ragione di un viaggio a Marrakech sia quel folle tuffo nelle sue acque in piena.
Marrakech colori
Camminate dunque, camminate per ore, trattate coi mercanti, sedetevi per riposare in qualche caffè e sorseggiate una spremuta fresca.
Poi ripartite, mangiate per strada -qui lo street food non si chiama ancora street food-, stancatevi per farvi spazio tra la folla, scattate qualche foto, ma siate rispettosi, perché a Marrakech è buona cosa non fotografare le persone senza prima chiedere il permesso -e magari pagare una piccola cifra per lo scatto-.
Insomma: nuotate fino ad esaurire le energie nelle acque rapide e colorate di questo fiume meraviglioso, ma fatelo con la delicatezza e la sensibilità necessarie per rispettare i costumi e la dignità di chi ci vive ogni giorno.
Torna al blog