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Quando il processo vale più dei risultati.

A fine aprile vi abbiamo parlato di un libro molto interessante: Svuota il Carrello, di Gianluca Diegoli. Oggi, a distanza di un mese, vi parliamo nuovamente di libri, e lo facciamo con La Pratical’ultima fatica di Seth Godin. Non sarà una vera e propria recensione, ma più una riflessione a partire dagli spunti che questo testo ci offre.

Seth Godin non ha bisogno di presentazioni, un autore che con il suo best seller Questo è il marketing ha posato una pietra miliare della letteratura di settore, un libro che non può mancare nella libreria di chi svolge professioni nel nostro ambito.

Ma torniamo a La Pratica.

copertina La Pratica Seth Godin

La Pratica ci è sembrato un testo più motivazionale che tecnico, e affronta temi come la creatività e l’approccio al lavoro. Non ci aspettavamo questo taglio da Godin, ma ciò non ci ha distolto dal finirlo comunque con piacere.

Come sapete non amiamo particolarmente i guru, perciò in linea di massima ci teniamo alla larga da testi di questi tipo, ma in questo a caso a parlare non è il guru dell’ultima ora, ma Seth Godin.

Fatta questa doverosa premessa, vediamo di cosa parla La Pratica.

Riassumeremo brevemente i cardini del pensiero di Godin espressi ne La Pratica. 

Seguiteli insieme a noi, e per ogni punto cercate di capire se siete d’accordo con l’autore, o se, come spesso ci è capitato di notare durante la lettura, avete prospettive differenti.

La magia del processo creativo è che non c’è magia. 

Queste sono le prime parole che troviamo nel libro.

Su questo punto si potrebbe discutere per ore, ma ciò che Godin ci suggerisce è che la differenza fra noi e Hemingway non è il tocco magico, ma la pratica, il reiterarsi di processi utili al raggiungimento del risultato. 

Ogni lavoro ha un suo risvolto creativo, se amiamo ciò che facciamo, abbiamo margine per fare la differenza, per generare un cambiamento. 

your ideas matter

Come si arriva al cambiamento? Serve pratica, costanza e reiterazione.

“Create delle sequenze. Realizzate il lavoro ogni singolo giorno. Pubblicate sul blog quotidianamente. Scrivete giorno dopo giorno. Mettetevi all’opera tutti i giorni. Identificate la vostra sequenza e mantenetela”.

In questo caso Godin adotta l’esempio di uno scrittore, ma questo vale per ogni professionista. Secondo questo assunto il famoso blocco dello scrittore non esisterebbe, se non come modo per nascondersi e rinunciare alla pratica costante.

Godin ci invita a porci due domande a suo dire fondamentali: per chi stiamo facendo e per cosa lo stiamo facendo.

Alla base della pratica rivolta al cambiamento c’è la presa di coscienza che ciò che facciamo non è per tutti, ma soltanto per qualcuno.

Dobbiamo conoscere il nostro target, e dobbiamo comprendere esattamente perché lo facciamo.

just begin

Focalizzarsi più sui processi che sugli obiettivi. 

Puntare esclusivamente all’obiettivo senza prestare attenzione alla pratica sarebbe – secondo Godin – il modo migliore per ostacolare i processi e mancare l’obiettivo stesso.

 

Non vogliamo semplificare un testo complesso, non abbiamo questa pretesa, ma questi temi sono parte dei nostri tormenti quotidiani – forse anche dei vostri – e dopo aver sezionato e analizzato il testo più volte ci siamo chiesti: Godin ha davvero ragione?

Siamo un po’ scettici riguardo la sua visione delle cose, ma vogliamo comunque seguire il suo suggerimento più importante: non nascondersi dietro le paure e continuare nella nostra pratica quotidiana. Pratichiamo, ripetiamo e insistiamo nel nostro lavoro, e se anche Seth Godin non dovesse avere ragione, saremmo comunque orgogliosi di ciò che abbiamo fatto.

Siamo molto curiosi di sapere cosa ne pensate di questo libro, perciò, dovesse capitarvi di leggerlo, aspettiamo le vostre considerazioni! 

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