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Summermad: il racconto dell'estate di Supermad. Capitolo finale.

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Nel rinnovato chiarore della sua bottega, Zeno sollevò con delicatezza il coperchio di un vecchio baule.
Al suo interno fu felice di ritrovare la spianatoia di marmo che aveva usato molti anni prima, quando impastare il pane era per lui ancora soltanto un gioco.
Vi trovò anche un taccuino ricco di appunti e di ricette -non ricordava di averne trascritte così tante-, e torcioni di pezza irrigiditi dal tempo.
Non apriva quel baule da anni, e non riuscì a trattenere un sorriso commosso nel ritrovare quegli oggetti. Erano impolverati e silenziosi, ma riflettevano ancora il bagliore della sua giovinezza.

zeno con baule

Piana Cortile era in fibrillazione.
Le cascine brulicavano in festa: c’era chi preparava frittelle, chi versava vino fresco nei calici, e chi semplicemente si godeva l’aria tersa di quella mattina d’estate dopo quella notte di liberazione.
I campi brillavano di un verde rassicurante, mentre i raggi del sole rinvigorivano gli alberi, i muri umidi delle cascine e l’animo di tutta la gente di Piana Cortile.
I forestieri s’erano dati un gran daffare già dalle prime ore della notte, mettendo a disposizione di tutta la città la loro farina e la loro buona volontà.
Grazie alle ricette del vecchio taccuino di Zeno avevano preparato pagnotte e focacce, improvvisando banchi di lavoro nelle strade, nelle piazze e perfino nei cortili.
Il forno di Zeno era rimasto acceso per tutta la notte, come non succedeva da tempo, così il mattino seguente l’arrivo di quei forestieri, Piana Cortile si era svegliata con il profumo del pane e della di brace di faggio.
Il torpore della nebbia, la sua fiacca e umida presenza ora sembravano soltanto un sogno triste, di quelli che al mattino si sciolgono al sole.

banchetti

Il vecchio straniero dalla lunga barba bianca sedeva sull’erba ai bordi di un canale, appena fuori del cortile di una cascina. Le feste e le folla brulicante non facevano per lui.
Zeno, che proprio come lui desiderava un po’ di quiete dopo tutte quelle ore di festa, si fece da parte per passeggiare un poco in campagna e godere del sole del mattino.
Camminava piano, sollevando appena i piedi e tirando di tanto in tanto una lenta boccata dalla sua pipa.
Percorreva con lo sguardo la linea dell’orizzonte: tutto lo splendore di quelle distanze adesso era di nuovo sotto i suoi occhi.
Poco più in là, seduto ai bordi d’un canale, vide quel vecchio dalla lunga barba bianca assorto in chissà quale pensiero.
Così sollevò la pipa nella sua direzione, cercando la complicità del suo saluto.

vecchio signore sul fiume

L’uomo voltò lentamente il capo, e nel silenzio del mattino, di tutta risposta, gli sorrise.

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