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Summermad: il racconto dell'estate di Supermad. Capitolo 3.

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Il braciere della pipa di Zeno si accendeva intermettente, rischiarando il viso dell’uomo con il suo flebile bagliore.

I forestieri si stavano avvicinando, e da crepitanti linee esili nel biancore della nebbia diventavano lentamente sagome sempre più definite.

Uomini e donne con il passo pigro della sera, reduci dalla lunga traversata della pianura, ma determinati a raggiungere Piana Cortile prima della notte.

Il paese cominciava a mormorare.

Le finestre delle vecchie cascine si illuminarono una dopo l’altra, come animate dalla medesima intenzione, da un risveglio collettivo.

Dalle cascine quella febbrile attenzione si propagò anche nelle case più interne alla periferia, poi raggiunse le ville e le strade che portavano al centro, infine i palazzi e gli edifici nel cuore della città.

Nessuno poteva vedere attraverso la nebbia, specialmente chi abitava lontano dalla campagna, ma tutti attendevano un segnale, una conferma che diradasse il loro timore e la loro angoscia.

forestieri nella nebbia

Zeno continuava a scrutare i campi, e d’improvviso, quando quegli uomini e quelle donne gli furono più vicini, cominciò a riconoscerne i volti.

Si ricordava di loro: molti anni prima erano arrivati in città in cerca di un lavoro, e nei momenti più difficili Zeno aveva dato loro pane e cibo caldo.

Quei forestieri non avevano potuto dimenticarsi di lui, né di quel remoto paese della pianura che molti anni prima li aveva accolti, prima che il turbinio senza radici delle loro vite li portasse altrove.

Quegli uomini e quelle donne erano tornati per lui e per tutta Piana Cortile.

Li guidava un anziano dalla lunga e appuntita barba bianca. La nebbia alle sue spalle pareva generare nuove vite ogni secondo.

Quello che all’inizio era sembrato uno sparuto manipolo di viandanti, adesso era diventato un fiume umano che inondava la campagna.

Alle spalle dell’uomo barbuto marciava una donna dai tratti consumati e familiari, trasportando canovacci per la lievitazione. Accanto a lei un giovane uomo insieme ad un mulo carico di sacchi di farina.

Dietro di loro un anziano trasportava una grande spianatoia.

Lo sguardo di Zeno sondò la folla, così l’uomo vide quella scena ripetersi molte volte: tutti portavano tra le mani un dono, qualcosa per aiutare Piana Cortile a rinascere.

aiutanti prestiné

Zeno intendeva riaprire la sua bottega quella notte stessa, riprendere in mano la sua vita, guardare la sagoma del futuro squarciare la nebbia.

D’un tratto, mentre la sua pipa crepitava dolcemente nel buio, una brezza leggera portò alle sue narici il profumo del fieno.

Qualche istante dopo un vento vigoroso cominciò a sferzare sui campi, strattonando banchi di nebbia che ondeggiarono come fruste nell’aria.

Quel turbinio vigoroso costrinse tutti a chiudere gli occhi per non essere accecati dalla polvere che si alzava dai campi.

paesino, contesto

D’improvviso il vento si placò e Zeno poté di nuovo scrutare l’orizzonte davanti a sé.

La brace del tabacco nella sua pipa pulsava piena di vita nell’aria tersa dell’estate: la nebbia aveva lasciato la pianura.

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