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Summermad: il racconto dell'estate di Supermad. Capitolo 2.

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Se c’era una persona amata da tutti a Piana Cortile quella era Zeno: il panettiere della città.

La sua bottega aveva attraversato ogni epoca, i suoi legni emanavano ancora un profumo gradevole di antico e quella loro fragranza sembrava non esaurirsi mai.

Zeno aveva iniziato a fare il pane quando era ancora un ragazzo, e presto la vita notturna di quel lavoro duro, ma indispensabile, l’aveva coinvolto.

Così era diventato il panettiere del villaggio.

Il prestiné – così lo chiamavano – era benvoluto in tutta Piana Cortile, era un riferimento per la sua comunità. Nei decenni in città aveva assistito ad innumerevoli cambiamenti.

All’inizio le distanze della pianura sembravano incolmabili: Piana Cortile era un luogo remoto e isolato, raggiunto solo da qualche mercante, e quasi nessun forestiero.

Col tempo il borgo cominciò ad espandersi, ad attirare persone, offrendo lavori e case in cui vivere. Per alcuni questa crescita rappresentò una spaccatura, una frattura insanabile, come se l’anima stessa del paese fosse stata corrotta dall’arrivo di tante persone che non ne avevano condiviso le origini. Per altri invece, la vera ricchezza della città stava nella sua capacità di attrarre, di essere luogo ambito da uomini e donne in cerca di un futuro.

Infine, da città dove trovare fortuna, Piana Cortile divenne un luogo esclusivo, coi suoi palazzi che sovrastavano le vecchie case, pronti ad accogliere soltanto uomini facoltosi.

La città non era più un cuore pulsante, ma soltanto un luogo dove fare affari.

Almeno fino a quando non arrivò la nebbia.

Zeno panettiere

Con quella coltre impenetrabile di nebbia che avvolgeva la città, era impossibile per chiunque uscire o entrare. Piana Cortile era di nuovo un punto in mezzo alla campagna, un avamposto invisibile, una città perduta.

Fiaccati dai lunghi mesi di nebbie persistenti, i suoi abitanti faticavano ogni giorno di più a svolgere le loro attività. Erano immobilizzati da un torpore che li rendeva sempre più stanchi e disperati.

Perfino i loro occhi sembravano non riuscire più a distinguere le forme: per riuscire a riconoscersi le persone dovevano avvicinarsi tra loro tanto da sfiorarsi col naso.

Nella sua bottega Zeno continuava a fare il pane, e tante persone andavano a trovarlo per cercare conforto nelle parole di un anziano.

Per loro Zeno aveva sempre una buona parola, ma da qualche tempo iniziava a temere per sé e per tutti gli abitanti di Piana Cortile: aveva l’impressione che la nebbia fosse una belva feroce e silenziosa, che lentamente avrebbe inghiottito tutte le loro vite.

zeno panetteria

Le osterie e le botteghe cominciarono a chiudere una dopo l’altra.

Mancavano gli approvvigionamenti, mancava lavoro: con quella nebbia nessuno avrebbe attraversato la pianura per sedersi al tavolo di un’osteria o per fare acquisti in una qualche bottega.

Zeno stava per terminare le scorte di farina e lievito e anche la sua bottega stava per chiudere.

Molti erano affamati, e lui non poteva più aiutarli.

La nebbia stava soffocando ogni cosa, anche l’ultimo flebile bagliore di umanità.

Passò l’autunno, poi l’inverno, con il suo sole freddo e sfocato dalla nebbia. Poi arrivò la primavera, con i canti degli uccelli posati sui pioppi invisibili. Infine, tornò l’estate, ma la nebbia ancora non si diradava.

Durante una calda sera d’estate, Zeno uscì di casa per la sua passeggiata serale: una delle poche abitudini che aveva conservato della sua vita prima della nebbia.

Accese la pipa con un lungo fiammifero, e dopo un paio di boccate che gli affossarono le guance, si affacciò sulla campagna.

L’aria era umida, i campi invisibili.

D’un tratto Zeno ebbe l’impressione di intravedere in lontananza alcune esili figure.

forestieri nella nebbia

Erano come neri capillari nel bianco lattiginoso della nebbia.

Non erano i profili dei pioppi, e nemmeno quelli dei mulini, ma quelli di alcuni esseri umani, che da sottili linee nere mutavano in corpi sempre più definiti.

A Piana Cortile, dopo un anno di solitudine, stavano per arrivare dei forestieri.

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