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Speranza e disillusione per l’evento che ci ha fatto sognare.

Sono passati sedici anni dal nostro primo Fuorisalone, sedici anni da quel primo anno di università, quando il Fuorisalone non sapevamo nemmeno bene cosa fosse. I nostri compagni invece, sembrava sapessero tutto: dove andare, cosa fare e come vestirsi.

Ricordiamo le corse in edicola per comprare Interni di aprile, che conteneva la preziosa guida agli eventi del Fuorisalone. Quando sei uno studente hai tutto il tempo per sfogliare i cataloghi, le brochure, per accaparrarti i campioni e tutti i bigliettini da visita che, a fine giornata, peseranno nello zaino, ma ti renderanno felice.

Per tanti di noi la settimana del Fuorisalone era La Settimana, il culmine degli eventi, e non c’era tempo da perdere, bisognava rincorrere i propri sogni, per arrivare un giorno a partecipare attivamente a quelle giornate elettrizzanti. 

Gli anni dell’università corrono veloci: le amicizie, gli aperitivi e la voglia di crescere insieme, ti fanno dimenticare di quello zaino pieno di brochure e di bigliettini da visita, perché ora non ti servono più. Ci sei quasi, hai studiato e ti sei preparato per stare dalla parte di chi, quella settimana, la vive in prima persona. Ora sei un professionista, e quelle cose le mastichi, e proprio per questo ti accorgi che durante il Fuorisalone non riesci ad approfondire, non riesci a concentrarti. Quell’evento che ti ha sempre ispirato, ora non è più un momento in cui crescere (perché sei cresciuto), ma capisci che si tratta più di uno status.

Fuorisalone_02

Lavorare per gli allestimenti è un’occasione unica: è estenuante, ma è bellissimo. Il Fuorisalone può diventare un incubo di frenesia, e tutto il tempo che prima avevi per perderti tra gli allestimenti, ora si è ridotto drasticamente, ed hai solo pochi momenti per godertelo davvero. 

Proprio per questo l’enorme quantità di cose da vedere ti può disorientare, ed il rischio è quello di vagare senza meta proprio come la prima volta, nonostante gli anni di esperienza, nella speranza di imbattersi in qualcosa che valga davvero la pena di essere vista. Perché la prima volta tutto è interessante, ma dopo qualche anno, si tende naturalmente a selezionare ciò che si osserva.

Rimane il fatto che Milano è ancora più bella durante questi giorni, e noi continueremo a sognare come facevamo durante il primo anno di università, forse con un po’ più di consapevolezza che il Fuorisalone, potrebbe essere qualcosa di più. 

Buon Fuorisalone a tutti! Ci vediamo in giro!

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