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La concorrenza è l’anima del commercio.

L’articolo di oggi sarà una riflessione su un tema che necessiterebbe di moltissimo tempo per essere affrontato, perciò non abbiamo la pretesa di riuscire ad esaurirlo in queste righe. Vogliamo più che altro proporvi una suggestione, una prospettiva da un’angolazione differente, in qualche modo nuova anche per noi.
Oggi parliamo di social network, ma non come abbiamo fatto già in altre occasioni, ad esempio commentando il documentario The Social Dilemma, che racconta la tossicità dei social; ma piuttosto parlando del loro futuro. Vi avevamo avvisato: l’argomento è decisamente vasto!
Qualche tempo fa abbiamo dedicato un articolo a Club Houseun giovanissimo social network che ha generato -nel periodo del pre-lancio- un hype notevole. L’accesso a questo social era previsto soltanto su invito, e questo particolare era bastato – almeno all’inizio – a generare un interesse febbrile. Difficile dire cosa ne sarà del destino di Club House, ma ai nostri occhi sembra piuttosto evidente che il nuovo social non abbia preso davvero piede.

ragazzo che guarda schermo

La vicenda di Club House ci ha spinti a riflettere proprio su questo: quanto può durare un social network?

Rispondere a questa domanda non è cosa da poco: i social network sono nati da una manciata di anni, non è semplice immaginare quando e come finiranno. Una cosa è certa però: esistono presenze dalle caratteristiche monopolistiche nel panorama dei social network.

Ovviamente l’elefante nella stanza di cui stiamo parlando è Facebook, che con i suoi tre servizi principali -Facebook, Instagram e WhatsApp-, stacca non di poco tutti gli altri competitor.

Twitter, Reddit, TikTok, Snapchat e via di seguito, sono realtà assolutamente consolidate e stabili, ma se dovessimo scommettere sulla fine di una tra queste avventure oppure la fine Facebook, non sarebbe difficile scegliere.
Per propagarsi in rete le nostre opinioni devono -quasi obbligatoriamente- attraversare la barriera invisibile dei social network. Si tratta e si tratterà sempre di comunicazione mediata, dove il mediatore non interviene direttamente, ma la sua presenza stabilisce comunque dei confini.
Parliamo di colossi privati che influenzano la politica e il dibattito pubblico di tutti i Paesi del mondo, e i più grandi tra loro non intendono certo perdere questo potere immenso.

Partendo da questo presupposto dunque non ha più molto senso chiedersi quale sarà il futuro dei social network, piuttosto ne ha chiedersi quale sarà il futuro del dibattito pubblico e delle politiche di tutto il mondo.

like cuoricino

Di tanto in tanto assisteremo alla nascita di nuove piattaforme che si riveleranno dei fuochi di paglia, ma non per questo dobbiamo percepire i social come qualcosa di volubile. La difficoltà che hanno i nuovi social di proporsi sul mercato è dovuta all’estrema difficoltà di spostare milioni – se non miliardi – di persone da un servizio all’altro. Non si tratta affatto di una sfida banale: se i nuovi servizi non decollano dipende dal fatto che le persone non li utilizzano.

In tal senso potrebbe essere interessante provare a cambiare, almeno per un periodo, sperimentando quei servizi che non abbiamo mai considerato, spostandoci su una piattaforma nuova per vedere un po’ che aria tira. Insomma non sarebbe male provare – almeno nel proprio piccolo – a mettere in discussione la presenza monolitica di Facebook nelle nostre vite.

Questo ci permetterebbe di riflettere, nel bene o nel male, sulla nostra dipendenza da una piattaforma, rendendoci più consapevoli dei nostri limiti e della nostra volontà.

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