Fonte immagine copertina: Ansa.it

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Non siamo sempre così interessanti.

Los Angeles, Bruxelles, Vienna.

Sono queste le città che attualmente ospitano i musei dedicati ad Instagram. A dire la verità però, il protagonista di queste mostre non è il social network in sé, ma gli utenti che lo frequentano.

L’idea è tanto semplice quanto geniale: creare un luogo dove installazioni artistiche molto particolari diventino allo stesso tempo un set fotografico e un luogo dove provare nuove sensazioni. Ci si può scattare un selfie tra illusioni ottiche, stanze piene di palline, distese di palme rosa e in tanti altri ambienti colorati ed eccentrici.

Questi luoghi non sono nati con l’idea di sponsorizzare Instagram però -che certo non ha bisogno di presentazioni- bensì con quella di portare i giovani -la maggior parte del loro pubblico infatti ha tra i 15 e i 30 anni- a frequentare i musei.

Riscoprire il piacere di mettersi in contatto con l’arte è lo scopo principale di questi luoghi.

“Il numero di giovani che visita musei è drasticamente crollato, quindi stiamo cercando di combattere questo fenomeno usando proprio i social media – ha spiegato Petra Scharinger, co-founder del No Filter Museum con Nils Peper – preferiscono vivere online invece di interagire con il mondo reale” (fonte: Ninjamarketing).

Tutta questa vicenda ci ha incuriositi molto, per diversi motivi.

Prima di tutto le installazioni. Sono davvero un’idea intelligente: moltissimi giovani ne sono attratti -anche a causa del fatto che molti influencer ne parlino- e grazie a questo meccanismo originale si sono ritrovati a vagare sorpresi ed entusiasti tra le installazioni artistiche, che è proprio ciò che dovrebbe accadere in un museo quando si è interessati al suo tema. Ma la cosa che più ci ha incuriositi e spinti ad una riflessione è un’altra. Generalmente nei musei e nelle mostre si osservano le opere, cercando di coglierne l’essenza e misurando le proprie emozioni, liberando le proprie riflessioni. Si è spettatori dell’arte, e si è chiamati molto più ad osservare che non ad interagire, se non con il proprio pensiero ovviamente. In queste mostre invece, l’approccio è molto diverso: si entra in contatto fisicamente con l’opera e ne si prende parte. 

Il risultato dell’esperienza? Una quantità smisurata di selfie nelle pose più stravaganti ed eccentriche. Ed è proprio questo il punto. Per avvicinare i giovani all’arte è stata utilizzata un’esca davvero succulenta: la visibilità.

Il messaggio è molto chiaro: il protagonista sei tu.

Ad oggi I selfie sono una delle modalità di scatto più utilizzate al mondo, e questo ci fa notare quanto siamo concentrati su noi stessi. Sia chiaro, anche noi ci scattiamo dei bellissimi selfie, quindi non ce ne vogliate.  Ma ci occupiamo anche di comunicazione, e i selfie e tutto ciò che ruota attorno a loro sono legati per definizione alla comunicazione. Ecco perché ci siamo fermati a riflettere sulla vicenda dei musei di Instagram.

supermadSelfie

Pensiamo che il confine tra uno scatto goliardico con gli amici in qualche località famosa e una costante ricerca di visibilità non sia poi così netto. Potrà sembrare scontato, ma non dimentichiamo che i social network hanno cambiato le nostre abitudini, il modo in cui veniamo a conoscenza dei fatti del mondo, e influenzano eventi politici e sociali di portata internazionale. Ma soprattutto hanno cambiato il modo con il quale ci presentiamo al mondo. A dire la verità però, non sono stati loro a fare tutto questo. Siamo stati noi.

Siamo stati noi a popolarli, con le nostre facce e i nostri pensieri, con le nostre storie e le nostre vite più o meno interessanti. E sono proprio le nostre vite ad essere al centro della nostra riflessione di oggi. Un selfie può voler dire molte cose, ma di certo -almeno in parte-, dice sempre: “Guardami, io sono qui e sono felice, oltre che sempre molto interessante “.

Vogliamo salutarvi con una provocazione: pensiamo non ci sia nulla di strano, nulla di sbagliato né di svilente nell’avere una vita “normale”.  La maggior parte di noi conduce una vita in linea con quella di tutte le altre persone che appartengono al suo contesto. Ci sono tanti momenti delle nostre giornate che non sono speciali, o almeno non lo sarebbero per gli altri. Sono proprio quelli i momenti che tendiamo a non mostrare sui nostri profili social. Ma ciò che accade al di fuori dello schermo del nostro smartphone è sempre importante, e può capitare che ciò che ci circonda sia più interessante di noi.

Perciò quando vi ritroverete su Ponte Vecchio a Firenze, o davanti al Grand Canyon, o perché no, magari proprio in un museo di Instagram, provate a resistere alla tentazione di diventare i protagonisti del vostro prossimo scatto. Tirate fuori lo smartphone e scattate una foto, scegliendo con attenzione un particolare, qualcosa che vi ha colpiti e che volete ricordare. Fatelo per voi stessi, prima ancora che per i vostri followers.

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