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Chi lascia esprimere i bambini, vince.

Non vogliamo iniziare quest’articolo con frasi come: Fin da quando siamo bambini siamo influenzati dai media, dal marketing e dalla pubblicità. Non vogliamo farlo perché queste formule vengono ripetute ormai da decenni, e durante una conversazione non fanno altro che smorzare idee più interessanti, perché nessuno ormai rimane più colpito da espressioni così comuni e abusate. Per parlare del tema di cui vogliamo trattare oggi, occorre assumere una prospettiva più critica, più tagliente.

Oggi vogliamo parlarvi di giochi.

Si perché i giochi sono una cosa molto più seria di ciò che comunemente siamo abituati a pensare. Giocare significa crescere, in ogni fase della vita. Significa usare la propria mente e il proprio corpo in modi nuovi, assumere prospettive diverse, immedesimarsi nell’altro e sfidare se stessi. Giocare significa in realtà molte più cose di quelle che potremmo elencare noi in questo articolo, e ognuno di noi sa – grazie alla propria esperienza – quanto il gioco abbia influenzato la propria vita.

Avete mai osservato attentamente la corsia dei giochi del supermercato dove andate a fare la spesa? No?

La prossima volta fatelo, osservatela con attenzione. Spessissimo sarà organizzata più o meno in questo modo: da un lato i giochi per i maschietti – diventa un piccolo astronauta, un piccolo dottore, fortifica il tuo castello e sconfiggi il nemico, … – dall’altro lato i giochi per le femminucce – cucina torte squisite, diventa bella con i trucchi scintillanti, lava e stira i vestiti per le tue bambole preferite, … -. D’accordo, con questi esempi potremmo aver in parte esasperato il concetto, ma fatelo davvero: andate in un centro commerciale e controllate voi stessi.

Intendiamo dire che la divisione di genere è un’idea proposta molto spesso, anche nei giochi per i più piccoli. Vi è infatti una velata imposizione di un’idea di normalità, che di fatto ai bambini non interessa, almeno fino a quando non si sentono obbligati a rimanere entro certi confini per timore di essere giudicati.

Ancora troppo spesso infatti nei giochi sono presenti elementi che suggeriscono ai piccoli uomini di diventare astronauti e alle piccole donne di preparare crostate e farsi trovare belle per quando il loro Neil Armstrong in miniatura tornerà a casa. Intendiamo dire che, se è vero che giocare significa sentirsi liberi di esprimere se stessi, conviene che i bambini possano essere davvero liberi di farlo, senza il vincolo di un’idea di genere imposta dal mondo degli adulti.

 

Non siamo gli unici a pensarla così.

Già perché anche Mattel, che di giochi si occupa decisamente da più tempo di noi, ha deciso di lanciare una nuova linea di bambole gender neutral. Si chiamerà Creatable World e proverà a sovvertire i canoni a cui siamo abituati in fatto di bambole. Non più Barbie e Ken a sottolineare un’idea di uomo e donna assolutamente stereotipata e convenzionale, bensì una linea di bambole senza genere, altamente personalizzabili e più adatte a far esprimere i più piccoli senza vergogna e senza il timore del giudizio. (Leggete QUI per approfondire)

Lego_AD_1981
Advertising Lego, 1981

Siamo convinti che la buona educazione e la preparazione alla vita adulta non passino da canoni imposti, ma dalla libertà d’espressione e dal rispetto delle libertà altrui. Crediamo che lasciare spazio ai bambini, senza proporre loro una visione della vita che ruoti attorno al genere, significhi responsabilizzarli e renderli indipendenti. Di fatto significa aiutarli a diventare degli adulti migliori, solidali e consapevoli. In un gioco c’è tutto questo, e le sue regole non devono essere quelle di un mondo dalle vedute ristrette che siamo abituati a pensare come giusto. Che ci piaccia o meno il futuro dei nostri bambini sarà diverso dal nostro presente, ed è giusto che comincino a costruirselo fin da oggi, senza il peso della nostra visione obsoleta sulle spalle.

Ah, un’ultima cosa. Non dimenticate di continuare a giocare anche da grandi, perché come disse Pablo Neruda:

Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé.

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