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Il lavoro sommerso che scegliamo di non vedere

Oggi vi proponiamo una nostra riflessione in merito ad un tema che già da molto tempo volevamo trattare, e che questa quarantena ha fatto emergere spontaneamente: i riders.

Quale periodo, nella breve storia di questa professione, ci ha mostrato la sua importanza più di questa quarantena?

Quanti volte in questi ultimi mesi ci siamo fatti portare a casa la cena, oppure la spesa?

I riders in qualche modo sono il simbolo di tutti quei meccanismi che ignoriamo, ma che più di tanti altri ci permettono di condurre il nostro stile di vita.

C’è un sottobosco di professioni, che tendiamo a non considerare, che garantiscono servizi a cui non intendiamo più rinunciare.

Certo, farsi portare a casa il sushi per cena non è un fatto di vita o di morte, ma questa quarantena ci ha dimostrato che non si tratta di un mestiere così superfluo.

I riders sono stati promotori di importanti battaglie -molto poco sponsorizzate- per i diritti dei lavoratori del settore, chiedendo un salario minimo garantito e condizioni di lavoro più dignitose.

In molti casi le compagnie per cui lavorano non gli forniscono nemmeno gli strumenti per farlo -come bicicletta e caschetto-, non esistono le ferie, tantomeno la malattia.

Resti a casa ammalato?

Niente paga, e se manchi per un periodo prolungato non riceverai offerte di lavoro per molto tempo, perché tanto sarai stato sostituito da qualcun altro.

Il lavoro dei riders si svolge in una zona d’ombra della nostra legislatura, le grandi compagnie lo sanno, e ovviamente cavalcano l’onda.

Ma a chi interessa davvero?

Chi è pronto a farsi carico dei problemi delle categorie più fragili?

Se solo il dibattito politico provasse a dedicare un po’ di attenzione a questo tema, cercando di garantire un lavoro dignitoso a queste persone, subito una marea di cittadini indignati si solleverebbe al grido di: ci sono problemi più importanti.

Ci sono sempre problemi più importanti, a seconda della prospettiva che decidiamo di adottare.

I riders rappresentano ciò di cui non vogliamo fare a meno, ma di cui non vogliamo nemmeno pagare il prezzo.

Già perché la nostra comodità, quella che vediamo rappresentata nelle pubblicità quando ci mostrano gruppi di amici felici davanti al televisore che aspettano che qualcuno consegni la cena mentre la Champions League passa sullo schermo, ha un prezzo che non paghiamo noi.

Proprio mentre ordiniamo la cena dal nostro smartphone infatti, qualcuno starà attraversando la città in bici, con la fretta di consegnare al più presto per provare a guadagnare qualcosa in più.

riders_02

Qui non si tratta dello studente universitario che per pagarsi gli studi decide di consegnare le pizze, questa tipologia di lavoratori è in netta minoranza nel mondo dei riders.

Per lo più si tratta di uomini e donne adulti, con una casa e una famiglia da mantenere, con responsabilità e scadenze da rispettare.

Persone che non possono fare progetti a lungo termine, perché non possono guardare al futuro senza ricordarsi di essere incredibilmente precari.

In troppi credono che la politica debba rispondere soltanto alle proprie domande e necessità, ma non è così.

Siamo in tanti, con interessi diversi, e non possiamo pensare che il dibattito politico si concentri soltanto su di noi.

È fondamentale che i politici e le istituzioni lavorino nell’interesse collettivo, anche se questo significa mettere da parte per un po’ le nostre personalissime esigenze.

 

Permetteteci una breve variazione sul tema.

Proprio in questi giorni è in atto un acceso dibattito politico in merito alla regolarizzazione dei braccianti che nelle nostre campagne raccolgono la frutta e la verdura che poi troviamo nei supermercati.

braccianti

Questo è l’esempio più eclatante -ancor più di quello dei rider- di quanto siamo disposti a chiudere gli occhi davanti a questioni così importanti, basta che non manchi nulla sugli scaffali del nostro supermercato di fiducia.

A chi importa se chi ha raccolto quella frutta ha dovuto lavorare in condizioni inumane, ricevendo in cambio una miseria?

A chi importa davvero?

In quanti scelgono di boicottare consapevolmente le filiere dello sfruttamento, in favore di un mercato limpido e regolamentato?

Questi lavoratori vivono nell’anonimato, sotto il ricatto di uomini senza scrupoli che dispongono delle loro vite invisibili.

Senza documenti, senza diritti.

Non sono italiani, eppure lavorano in Italia da moltissimi anni.

Chi sono queste persone, com’è la loro vita, ce lo siamo mai chiesto?

Non sarebbe più giusto fornire loro un documento regolare, riconoscerli come nostri concittadini e sottrarli alle mani della criminalità?

Essere consumatori critici significa considerare tutta la filiera, tutto ciò che sta dietro le quinte.

Le nostre scelte personali possono fare la differenza.

Potremmo estendere queste considerazioni, ovviamente facendo le giuste distinzioni, a tante altre categorie: colf, badanti, operatori sanitari non specializzati e tanti altri.

Ma per questioni di tempo e di spazio concluderemo qui il nostro articolo.

 

Riconoscere i diritti degli altri non significa rinunciare ai propri.

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