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Il nostro punto di vista su quanto accaduto alla conferenza sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite.

Oggi venerdì 12 novembre si conclude il Cop26, ovvero la ventiseiesima edizione della conferenza sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite. Gli obiettivi del Cop26 sono noti già dal lontano 1995 – anno della prima conferenza – e sono quelli di combattere il cambiamento climatico e ridurre le emissioni di gas serra.

Ciò che è importante premettere è che durante questa conferenza i leader degli Stati partecipanti – più di 200 quest’anno – dichiarano le loro intenzioni riguardo il futuro del clima senza però siglare accordi vincolanti, ma più che altro mostrando la loro propensione ad un atteggiamento virtuoso.

È chiaro dunque che il Cop26 abbia lo scopo di preparare il terreno per una consapevolezza e un progresso collettivi, piuttosto che di imporre veri e propri limiti in materia di clima.
Si tratta tuttavia di un evento estremamente importante, proprio perché ogni leader dichiara al mondo intero le proprie intenzioni, in un summit che ha chiaramente moltissime implicazioni politiche (inutile negarlo), ma che, almeno sulla carta, esiste per promuovere atteggiamenti virtuosi.

Ma è davvero così?

Durante il suo intervento al summit, il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha – per così dire – rimproverato Russia e Cina per non essersi presentate. Putin e Xi Jinping, infatti, sono leader di Paesi che hanno un ruolo centrale nella vicenda climatica, perciò la loro assenza ha destato qualche preoccupazione (Xi Jinping ha tenuto un brevissimo intervento da remoto senza comunicare nulla di particolarmente interessante). È evidente che con le sue parole Biden intenda affermarsi come leader del mondo buono, alla guida del cambiamento epocale che salverà l’umanità dalla catastrofe climatica. Le sue dichiarazioni infatti hanno un forte peso politico, e sottolineano la volontà di Biden di voler consolidare il proprio ruolo sullo scacchiere internazionale.

Cosa possiamo dedurre invece dall’atteggiamento di Russia e Cina?

Sintetizzando e semplificando il significato della loro assenza, potremmo dire che questi Paesi hanno dichiarato apertamente di non essere così interessati al dibattito su questi temi. Ciò non significa che questi Paesi non abbiano un piano per l’emergenza climatica, ma più che altro che non siano così propensi alla collaborazione internazionale. 

La Cina è il maggior consumatore di energia da combustibili fossili -carbone- al mondo, ma è anche il primo Paese in fatto di produzione di energia solare -254 Megawatts contro i 75 degli Stati Uniti (leggi QUI).

L’assenza di Russia e Cina al Cop26 è un fatto certamente importante da considerare, e dal nostro punto di vista è grave, ma è altrettanto vero che le parole di Biden, che risuonano come le parole di un giusto, celino anche un risvolto problematico.
Biden infatti ha rimarcato la linea che divide buoni e cattivi, contribuendo a condizionare ancora una volta – come accade ormai da sempre – l’opinione dell’intero occidente.
Siamo convinti che sia fondamentale smettere di percepire il mondo in questi termini: non dimentichiamo che gli Stati Uniti rimangono il secondo Paese al mondo per consumo di energia da combustibili fossili dopo la Cina.

Fermare il surriscaldamento globale è la priorità assoluta del nostro presente, una sfida durissima che riguarda l’intera umanità. Per riuscirci occorrono politiche virtuose e collaborazione internazionale. In tal senso né Cina, né Russia, né Stati Uniti posso definirsi esemplari, perciò è fondamentale che oltre alle schermaglie politiche in mondovisione – che fanno assolutamente parte del gioco – ogni Paese si impegni per il cambiamento, e che tutti noi chiediamo a chi ci governa di farlo concretamente.

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