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Mad Christmas. Il racconto di Natale.

Testi: davide.pellegrino | Illustrazioni: martina.acetti

Il signor Bernardo si risvegliò lentamente da un sogno che gli era parso reale: un bambino se ne stava in piedi accanto al suo letto, e singhiozzava di pianto senza riuscire a fermarsi. La realtà prese di nuovo forma davanti allo sguardo confuso di Bernardo. Accanto al suo letto non c’era nessuno, eppure quel pianto non s’arrestava. Così s’alzò per capire da dove provenisse il lamento: scostò la tenda e guardò fuori.

Un bambino, che già gli pareva d’aver visto molte volte salire all’altipiano, restava immobile davanti alla veranda, con il volto annegato tra le mani come per contenere il dolore del suo pianto.

“Eliseo” lo chiamò Bernardo, che l’aveva riconosciuto appena uscito in veranda.

Il ragazzino sollevò il viso dalle mani che era rosso e stropicciato. Si asciugò le lacrime con la manica della giacca e guardò Bernardo che ancora non riusciva a capire come fosse arrivato fin lassù a quell’ora della notte, e perché stesse piangendo in quel modo.

Il vecchio si accorse che lo sguardo di Eliseo era allo stesso tempo colpevole e dispiaciuto, come fosse appena accaduto un fatto che non avrebbe potuto impedire, ma del quale si sentiva profondamente responsabile.

Bernardo si strinse nel cappotto e mosse lo sguardo su tutto l’altipiano. Era spoglio e inanimato: i suoi alpaca non erano più lì.

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Senza dire una parola Bernardo si avvicinò al ragazzino e lo prese per mano, poi i due si incamminarono nella notte per il ripido sentiero che portava al villaggio.

Durante il cammino i due non si parlarono.

Quando Eliseo saliva all’altipiano con tutti gli altri bambini era facile ridere e giocare insieme a quell’anziano signore, ma adesso che era da solo con lui sentiva di non conoscerlo, e poi il suo senso di colpa gli impediva di dire qualsiasi cosa per il timore di peggiorare la sua posizione. Eliseo non riusciva a capire se quel vecchio fosse arrabbiato con lui, oppure se il suo silenzio fosse soltanto il modo che gli adulti hanno di piangere.

Il signor Bernardo intanto si domandava invano chi avrebbe potuto portar via i suoi alpaca dall’altipiano, e mentre il suo presente di uomo solo e solitario ora gli appariva più cupo, realizzò quanto tenesse a quelle bestie.

Quella notte, o meglio quel che ne rimaneva, Eliseo non riuscì a dormire. Certamente gli restarono impresse le grida di rabbia di suo padre per esser tornato a casa così tardi, ma ciò che più lo aveva turbato era stato lo sguardo deluso di sua madre, che lo aspettava da ore seduta in poltrona accanto al fuoco ormai spento.

Il mattino seguente, appena le prime luci dell’aurora schiarirono le pareti della sua stanza, Eliseo cadde in un sonno profondo e riparatore, come se quella luce avesse cancellato tutta l’amarezza della notte appena conclusa. Al suo risveglio si sentiva meglio, così corse subito in strada per andare a chiamare tutti gli altri bambini del villaggio. A nulla servirono le parole di sua madre, che invano tentò di trattenerlo, e che di nuovo con quello sguardo deluso e rassegnato, lo osservò indossare di fretta la sua giacca e uscire salutandola appena.

Eliseo aveva avuto un’idea per sistemare le cose e doveva farlo sapere a tutti. Così bussò ad ogni casa e radunò i bambini del villaggio Miniere Bianche in piazza, attorno alla fontana.

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Aveva sentito dire che Natale, di questo periodo, era solito ricevere centinaia, addirittura migliaia di lettere, con le quali tutti i bambini del mondo gli chiedevano un dono.

Quelle lettere però non gli erano mai giunte da quel villaggio di figli di minatori: loro venivano cresciuti come adulti, e chiedere regali era una cosa da bambini. Quest’anno però, tutti loro insieme avrebbero scritto una lettera per Natale, chiedendogli un solo dono: che gli alpaca rosa del signor Bernardo tornassero a casa.

Così Eliseo raccontò a tutti cosa gli era successo la notte prima. I bambini rimasero rapiti dalla sua storia: aveva volato insieme a Natale sulla sua slitta, poi Natale aveva rubato gli alpaca del signor Bernardo perché fossero d’aiuto alle sue renne, che erano troppo vecchie e stanche per fare il giro del mondo in una sola notte. Nessuno avrebbe creduto a quella storia, sennonché ogni bambino attorno ad Eliseo, una volta alzato lo sguardo verso l’altipiano, si accorse che gli alpaca rosa non erano più lì.

Così scrissero tutti insieme una breve lettera per Natale: loro non gli avevano mai chiesto nulla, eppure lui li aveva privati dei loro voli insieme agli alpaca. Scrissero che quello era l’unico modo che avrebbero avuto un giorno per fuggire da quel luogo di fatiche e rinunce, e che non avrebbero mai pensato che Natale potesse compiere un gesto così ingiusto.

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Quella sera Natale, seduto accanto al camino che invece di illuminare gettava lunghe ombre nella stanza, strinse forte tra le dita la lettera dei bambini di valle Miniere Bianche fino a stropicciarla, come se la odiasse, o ancor peggio, come se odiasse se stesso.

Vi aspettiamo il prossimo venerdì per l'ultimo capitolo! E Non Perdetevi il Podcast che uscirà lunedì!

Buon Natale da Supermad!

Quarto Capitolo