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Mad Christmas. Il racconto di Natale.

Testi: davide.pellegrino | Illustrazioni: martina.acetti

Il signor Bernardo aspettava l’inverno seduto in veranda, e l’inverno a valle Miniere Bianche non tardava mai ad arrivare. Sembrava star dietro al volo delle rondini, e non appena queste lasciavano la vallata superando i monti per inseguire il tepore del sole, l’inverno la copriva con la sua neve silenziosa, trasformandola in un luogo dai suoni soffici e remoti, che il signor Bernardo ascoltava affacciato alla sua baita.

01_villaggio

Quell’abitazione poggiava su di un altipiano che divideva due monti ed era la più alta e remota di tutto il villaggio Miniere Bianche. Di lì il signor Bernardo vedeva le stagioni spogliare e rivestire gli alberi, poi affamare e nutrire le bestie e infine addormentare e risvegliare gli animi. Quella valle era una miniatura del mondo, protetta da montagne ripide e dissetata dai torrenti che ne discendevano. Prima dell’arrivo dell’inverno il signor Bernardo andava per boschi a fare legna, e già alle prime luci dell’alba, mentre i minatori scendevano nei cunicoli, lui s’addentrava tra castagni e larici. Erano due fatiche diverse la sua e quella dei minatori, ma il loro destino era comune, ed era inciso nel piccolo angolo di firmamento che sovrastava quella valle.

04_Bernardo

I bambini di Miniere Bianche non capivano quanto costasse tutta quella neve ai loro padri, che all’alba cominciavano a far fatica già dal cammino che si faceva per raggiungere la miniera, così quando i primi fiocchi cadevano dal cielo, si ritrovavano alla fontana della piazza e iniziavano a danzarle intorno per chiedere al cielo ancora più neve.

Puntualmente il cielo li accontentava e la loro gioia si riversava per le strade e per i campi, mentre il signor Bernardo, che se ne stava seduto in veranda sbuffando assieme alla sua pipa, guardava i primi fiocchi poggiarsi sulla terra già fredda.

In quei pomeriggi di tramonti precoci e di monti ombrosi, i bambini costruivano fortini usando la neve, poi si dividevano in gruppi e si affrontavano in battaglie che duravano fino a sera. Intanto il signor Bernardo lasciava che la sua pipa regolasse il ritmo del suo respiro: prima la farciva con cura, poi iniziava a dar boccate lente che gli infossavano le guance, e infine respirava insieme a lei, ancora indeciso se esser gioioso per quei bambini o afflitto per i loro padri.

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Gli alpaca rosa del signor Bernardo erano le creature più amate dai bambini del villaggio, che spesso si mettevano in cammino per il lungo e ripido sentiero che portava alla sua baita soltanto per passare un po’ di tempo con loro. Quell’amore veniva ricambiato da tutti gli alpaca, specialmente da Camilla, la più anziana di loro, che alla vista dei bambini s’accendeva di gioia e gli si avvicinava per farsi carezzare. Erano nove alpaca dal pelo rosa che se ne stavano senza recinto alcuno accanto alla baita del signor Bernardo, lì sull’altipiano. Lui li nutriva e ne spazzolava dolcemente il manto ogni giorno, loro invece all’occorrenza lo accompagnavano al villaggio.

Il signor Bernardo li aveva incontrati molti anni prima durante una lunga camminata verso la cima di monte Ginepro. Poco sotto la cima c’era una piana che d’inverno, per via della neve alta, si attraversava con grande fatica. Quella fu la prima volta che il signor Bernardo vide quel branco di bestie bizzarre aggirarsi tra quelle montagne.

Il vento mischiava il bianco del cielo con quello della neve, e quella piana adesso pareva uno spazio senza direzioni. Il signor Bernardo si sentiva stanco, ma non poteva fermarsi per riposare in mezzo a tutta quella neve. Doveva raggiungere al più presto la cima, raccogliere le bacche per il suo liquore e ridiscendere il sentiero prima che facesse buio. Camilla gli si avvicinò e sedette davanti a lui, come per invitarlo a montargli sulla groppa.

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Quella bestia pareva aver capito quanto fosse esausto per il lungo cammino e sembrava volerlo aiutare. Così il signor Bernardo sedette sulla sua schiena e lasciò che Camilla lo sollevasse dalla sua fatica. D’un tratto l’animale si alzò con un movimento improvviso che sbilanciò Bernardo per un istante, poi diede come un segnale al resto del branco e tutti insieme iniziarono ad avanzare lentamente verso la cima di monte Ginepro.

Bernardo raccolse le sue bacche sotto lo sguardo languido di quelle bestie gentili, poi si voltò per fare ritorno alla sua baita. Camilla gli si parò di nuovo davanti non per impedirgli il cammino, ma piuttosto per aiutarlo a compierlo. Così l’uomo, sollevato all’idea di non dover attraversare la piana innevata, montò senza esitare sulla groppa della bestia, che fece qualche passo in direzione della piana, poi sbuffò sonoramente e con un colpo di reni spiccò il volo. Bernardo rischiò di cadere, così si aggrappò con forza al pelo dell’animale.

La paura di volare lasciò subito spazio allo stupore: seduto sulla schiena di Camilla, Bernardo stava volando sopra la valle delle Miniere Bianche. Vedeva i comignoli sbuffare fili di fumo verso il cielo, e le corse dei bambini diventare linee sottili sulla neve. In pochi istanti il signor Bernardo si ritrovò sopra la sua baita e Camilla scese dolcemente verso la neve per lasciarlo davanti alla veranda.

Da quel giorno Camilla e tutti gli altri alpaca rosa non lasciarono più l’altipiano del signor Bernardo.

Secondo Capitolo