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Dal purpose all’azione.

Tra le nostre prime letture del 2021, non poteva mancare l’ultimo libro di Philip Kotler e Christian Sarkar: Brand Activism. Una lettura affascinante, in parte illuminante.

La teoria alla base del libro ci è sembrata così giusta, da apparire quasi scontata; anche se, in realtà, non lo è. L’idea è molto semplice: le aziende, i brand, non sono fuori dal mondo, ma sono parte integrante di esso, e per questa ragione hanno delle responsabilità. 

Come tutti noi, del resto.

libro Kotler

La teoria la conosciamo bene: alla base di un brand c’è un purpose  – un perché profondo -, la ragione stessa per la quale il brand nasce. Attorno al purpose si radicano i valori del brand.

Insomma, un’azienda responsabile, parte da una ragione e insegue degli obiettivi. Viceversa, un brand che nasce senza una vera motivazione, difficilmente avrà vita lunga. 

Ma oggi avere un purpose e dei valori non è più sufficiente.

Sempre più consumatori chiedono alle istituzioni e ai brand di essere partecipi di un cambiamento sostanziale. Chiedono loro di avere un ruolo attivo nella risoluzione dei problemi urgenti del nostro presente -i famosi Malefici Sette: cambiamento climatico, disuguaglianza, estremismo, migrazioni, istruzione, corruzione, popolazione-.

Insomma, un brand non dovrebbe avere soltanto lo scopo di vendere prodotti o servizi, ma dovrebbe innanzitutto inserirsi in modo costruttivo nel suo contesto ed avere a cuore il suo equilibrio socio-economico.

Il semplice scopo di lucro non basta più.

Un percorso indipendente dalle sorti del mondo che ci circonda è un percorso irresponsabile, e semplicemente, non sostenibile. Molti consumatori hanno sviluppato una sensibilità in tal senso.

Parliamo di un obiettivo complesso, che prevede il cambio di un paradigma consolidato nei secoli, perché spostare il focus dal profitto alla responsabilità non è affatto semplice.

Ma le conseguenze dei danni fatti fino a oggi sono sotto gli occhi di tutti, e non possiamo più ignorarle. 

Dunque, questo cosa significa che ogni azienda dovrebbe spendere la propria immagine e il proprio denaro per battaglie che vanno al di là di se stessa e dei suoi profitti?

Si, esattamente.

Realtà internazionali come Patagonia, The Body Shop o Ben & Jerry lo fanno da sempre. Il loro “spendersi” per cause sociali e ambientali, non solo le rende migliori e utili, ma permette loro di rafforzare il loro brand e di crescere. 

buy less, choose well, make it last

Sappiamo bene che esistono equilibri economici, politici e religiosi che irrompono in questo processo rendendolo ancora più difficile.

Serve coraggio.

Cosa dovrebbe fare dunque un’azienda secondo Philip Kotler e Christian Sarkar? Smettere di vendere beni, e iniziare a vendere grandi idee.

Non vogliamo svelarvi altro di questo bel libro e non vogliamo nemmeno togliervi il piacere della lettura, perciò concludiamo con una breve considerazione attorno ad un ultimo concetto importante del testo: le 6P del brand activism.

Purpose: Basarsi sui valori fondamentali, avere un perché profondo.

Politiche: Sostenere cambiamenti reali.

Persone: Dall’interno verso l’esterno, ogni singolo componente dell’azienda deve credere nella causa.

Power: Sfruttare potere, risonanza e risorse, per migliorare il mondo.

Publishing : Lo storytelling. Usare voce e canali di comunicazione per raccontare le proprie azioni.

Pop: Cultura e visibilità. Farsi notare e posizionarsi. Dare rilevanza al brand per le sue azioni concrete.

Siamo orgogliosi di riconoscerci in questo libro e possiamo dire che noi di Supermad lavoreremo sempre di più per passare dal purpose all’azione. 

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