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Riconoscimento facciale non autorizzato: siamo davvero pronti?

Amazon ha annunciato Astro, un robot domestico che sarà in grado di “sorvegliare” le nostre abitazioni, mappandone la superficie e muovendosi tra le varie stanze svolgendo piccole mansioni di assistenza e sicurezza. Non pensate al classico robot umanoide alla Uomo bicentenario, stiamo parlando di un dispositivo discreto, composto da una base dotata di ruote e di un tubo telescopico al di sopra del quale sarà alloggiato un monitor, un Echo Show con tanto di occhietti amichevoli in fase di stand-by. Astro sarà in grado di muoversi tra le varie stanze, fornire assistenza vocale grazie ad Alexa e fare verifiche di vario genere mediante la telecamera ed il tubo telescopico (come per esempio controllare se abbiamo spento il gas sollevando la telecamera fino all’altezza dei fornelli).
Ma i compiti di questo piccolo assistente domestico non finiscono qui.
Astro, infatti, potrà riconoscere i suoni ambientali – per capire ad esempio se i vetri di una finestra sono stati infranti – ma anche riconoscere alcune parole d’emergenza utilizzate magari da un anziano o da un bambino, e avvisarci prontamente sul nostro smartphone. 
Il riconoscimento dei volti, grazie ad una tecnologia del tutto simile a quella che ci permette oggi di sbloccare i nostri telefoni, permetterà ad Astro di riconoscere i membri della famiglia e personalizzare l’esperienza in base alle esigenze dei singoli.

Amazon Astro robot domestico

Cosa farà Astro invece con le persone che non riconosce?

La riflessione che vogliamo proporvi oggi scaturisce proprio da questa domanda. La risposta infatti è: ne mapperà comunque il volto.
Se Astro dovesse sentire il rumore del vetro di una finestra andare in frantumi, si avvicinerebbe per controllare, e una volta mappato il volto dell’intruso ci avviserebbe. Per riuscire a fare tutto ciò, Astro dovrà appunto mappare il volto dello sconosciuto, così da poterlo cercare nel proprio database, nel quale infine non lo troverà. Siamo certi che questa funzione sarà apprezzata da moltissime persone, ma il riconoscimento facciale non autorizzato è un tema fondamentale da discutere.
Astro non è il primo device a non chiedere il consenso prima della mappatura. Questo avviene già oggi con i videocitofoni smart, in grado di riconoscere il volto di chi citofona e di avvisarci sullo smartphone del suo arrivo. In questo caso non stiamo parlando di un malintenzionato che intende derubarci, ma di un amico oppure del postino, il cui volto a loro insaputa viene mappato e memorizzato all’interno di un device elettronico.
Non stiamo certo proponendo scenari apocalittici dove i robot conquistano il mondo e sterminano gli umani. Stiamo invece dicendo che c’è una questione politica e sociale molto importante ed urgente da affrontare. Le tecnologie di riconoscimento facciale infatti – che nel caso di Astro sembrano così innocue – avranno certamente un ruolo centrale nei prossimi anni per ciò che riguarda la sicurezza e la sorveglianza.

Pensate che il comune di Udine entro fine anno installerà alcune telecamere in grado di mappare i volti dei passanti, per permettere alle autorità non solo di sorvegliare la città, ma anche di ricostruire con estrema accuratezza i movimenti dei singoli, proprio come è successo in Cina all’inizio della pandemia, dove le tecnologie di face tracking hanno permesso di controllare il fenomeno in maniera capillare, scatenando innumerevoli discussioni in merito alla libertà individuale.

Amazon Astro robot domestico

Nelle ultime decadi il concetto di privacy si è dimostrato essere incredibilmente fluido e mutevole. A nostro avviso il face tracking non autorizzato rappresenta un ulteriore passo – dalla notevole gravità – verso un’umanità ipercontrollata.

Non parliamo di futuro, ma di qualcosa che accade già oggi, non dall’altra parte del mondo, ma proprio nelle nostre città. Crediamo sia indispensabile che le istituzioni si concentrino su questo tema, per riuscire a gestire il fenomeno e non esserne sopraffatte. Non temiamo un futuro di robot distruttori, ma ci angoscia l’idea di un presente in cui, per via della scarsa attenzione che rivolgiamo a questi temi, stiamo cedendo il terreno prezioso del nostro anonimato e della nostra riservatezza con estrema facilità.

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