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Una vita in formato maxi convenienza.

Le parole di Giorgio Armani nella sua lettera al Women’s Wear Daily, sono cariche di un significato e di una sensibilità che vale la pena estendere a tutto il nostro presente, e non solo al mondo della moda. QUI trovate l’articolo de Il fatto quotidiano in cui la lettera e il pensiero di Armani sono ben sintetizzati.

Come spesso accade sulle pagine di questo blog, vogliamo prendere spunto da un fatto per riflettere su un tema a noi caro, e questa volta Armani ci ha fornito un assist che non potevamo non cogliere. Non riassumeremo dunque la lettera in sé, ma rifletteremo insieme a voi sui passaggi secondo noi più rilevanti e faremo alcune considerazioni personali.

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Nella sua lettera Armani critica aspramente la velocità con cui i suoi capi, e quelli di tutto il settore, diventano obsoleti soltanto dopo poche settimane dal loro arrivo nelle boutique. Questo è un segnale inequivocabile di come siamo abituati a consumare a ritmi non sostenibili. È fondamentale che un capo, così come qualsiasi altro bene di consumo, possa durare nel tempo pur conservando il proprio valore commerciale e di status. Un futuro fatto di sprechi, dove la rincorsa ad acquistare il nuovo diventa sempre più affannosa, non è sostenibile.

Siamo abituati ad interpretare il tempo come un rullo che travolge inesorabilmente i nostri affetti, i nostri averi e le nostre vite. Proprio da questa visione del tempo nasce la volontà di consumare sempre di più, sempre più spesso, prima che quel rullo travolga anche noi e ci impedisca di farlo. E allora la rincorsa ad uno status che non ci appartiene diventa il nostro unico scopo, e l’acquisto di beni di consumo l’unico modo per esistere.

 

Il tempo di per sé non è il limite di nessuno, siamo noi ad interpretarlo come tale, è un fatto culturale.

 

Ma torniamo alle parole di Armani.

Proprio in merito al tempo, lo stilista critica aspramente la possibilità di acquistare capi invernali in piena estate e viceversa, sottolineando l’importanza di vivere un presente che non guardi già al consumo di domani. In qualche modo siamo come i bambini, che dopo aver frignato per ottenere quel gioco tanto desiderato, se ne liberano dopo pochi istanti, pronti ad invidiare il gioco di qualcun altro. Ecco svelato dunque, da una delle personalità più importanti e influenti del mondo della moda, il cortocircuito nel quale noi stessi incappiamo a causa delle nostre scelte di consumo poco consapevoli.

 

Pensiamo di essere furbi comprando oggi quello stock di felpe in un qualsiasi department store, oppure quel pacchetto all inclusive di un viaggio, durante il quale godremo di un’esperienza dozzinale in un albergo qualsiasi, senza aver scelto davvero. La convenienza è diventata una delle caratteristiche principali per il consumatore, e i meccanismi di quel marketing non sostenibile e opportunista, si evolvono per soddisfare questa esigenza così viscerale.

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E allora via di confezioni risparmio, formato maxi famiglia, all you can eat e mille altre diavolerie che ci fanno percepire la convenienza. Ci sediamo ad un tavolo e per pochi euro pretendiamo di consumare cibo senza doverci porre un limite, e addirittura ci illudiamo che quel cibo sia di qualità.

Viaggiamo senza un vero interesse per i luoghi che visitiamo, perché troppo spesso ci accontentiamo di trovare il volo meno caro e cliccare sull’offerta. Mangiamo cibo in offerta, facciamo viaggi in offerta e compriamo merci in offerta. Tutto purché sia ad un buon prezzo e purché sia immediatamente accessibile.

Certo, questa è una visione amara del presente, e lo stesso Armani usa toni cupi per descrivere l’industria consumistica e senza responsabilità etica del settore della moda. Parla di viaggi costosissimi per raggiungere sfilate altrettanto costose ed elitarie, di sovrastrutture che servono a reggere l’impalcatura di un sistema che premia in modo illusorio soltanto chi spende ed è disposto a farlo di continuo. Insomma, dopo una vita spesa per l’amore della moda, lo stilista di fama planetaria sposta il telo del sipario, permettendoci di sbirciare dietro le quinte di un sistema tutt’altro che sostenibile. Non che prima delle sue parole non potessimo immaginarlo, al contrario, chi come noi si occupa di comunicazione dovrebbe essere consapevole e critico verso le attuali abitudini di consumo. Ma il monito di un personaggio così influente è sicuramente un appello forte, la cui energia va sfruttata per progredire. Armani infatti conclude così la sua lettera:

Questa crisi è una meravigliosa opportunità per rallentare tutto, per riallineare tutto, per disegnare un orizzonte più autentico e vero.

Inutile negarlo, gli slogan hanno sempre quel retrogusto retorico, e anche questa frase un po’ ne ha. Ma non è questo il punto.

 

Proviamo a pensare davvero a quanto sarebbe più giusto un mondo più lento, dove produzione non sia sinonimo di benessere e dove consumare non significhi esistere. Quanto sarebbe più giusto nei confronti degli ultimi, tutti quelli che non possono avere ciò che noi pretendiamo con atteggiamento così cieco. Tutto dipende da noi, dalle nostre scelte quotidiane, e noi non smetteremo mai di scriverlo su queste pagine, anche a rischio di sembrare retorici a nostra volta.

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Noi di Supermad ci mettiamo la forza e l’impegno necessari per essere coerenti e per non tradire la nostra idea di sostenibilità. Lo facciamo quando lavoriamo, ma anche nelle nostre vite private, perché come abbiamo già detto altre volte, la comunicazione non può essere soltanto una bella facciata dietro la quale nascondere una realtà corrotta e senza valori.

 

La comunicazione è il mezzo più potente di cui disponiamo per trasmettere quei valori e quella responsabilità che potranno, in un futuro forse non troppo lontano, permetterci di sopravvivere.

 

Non crediamo ai fast food della convenienza, non crediamo ad un’esistenza in cui rincorrere l’ennesima offerta del giorno. Crediamo al gusto delle cose, alla bellezza del tempo che le trasforma da semplici oggetti, in simboli di appartenenza ad un passato autentico. Crediamo all’arte, che col suo potere infinito è in grado di sublimare ogni cosa rendendola eterna, almeno fin quando saremo in grado di tramandarla.

Insomma, questo è ciò che siamo, e quello che cerchiamo di fare. I nostri Supervideo hanno questo specifico intento: provare a costruirci un’alternativa migliore (Se volete saperne di più, leggete qui).

Ah, ve l’abbiamo già segnalato sui nostri social. Vogliamo però mettervi nuovamente qui il link all’articolo di Chiara, che ben si sposa a quanto vi abbiamo scritto in questo articolo. Approfondite se vi va! E per usare le sue parole, concludendo nel modo più giusto questo post:

Il dopo, dite. Il dopo. Ci vuole coraggio.

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