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Quando le piccole cose ti riempiono di gioia.

Il 2024 per Supermad è partito col botto. Troppo col botto! Ci sono dei momenti nell’evoluzione di una startup in cui le cose evolvono alla velocità della luce. Quella velocità per cui alla fine non ci stai dietro e hai paura di affogare. Ecco questo è il momento in cui ci troviamo noi oggi. All’apice di quella che potrebbe essere una bella scalata, oppure una caduta rovinosa.

E di solito cosa succede in questi momenti? Si scatena il panico. La paura. L’apnea. Si finisce per lavorare dal lunedì alla domenica e non essere nemmeno in grado di stare dietro a tutto.

Si ipotizzano strade… soluzioni… si cercano nuove risorse. E la cosa che più fa paura è l’implosione. Pensa che sfiga se hai lottato tanto per arrivare fino a qui e poi scopri di non farcela. Troppo lavoro per le risorse che hai, troppo poco per le risorse che ti servirebbero.

E quindi, che fare? Non mollare e dare tutto ciò che ci è concesso dare. Questo ovviamente comporta lavorare tante ore, e rinunciare a molte cose.

 

Andare contro i propri principi? No!

In Supermad abbiamo sempre promosso un approccio al lavoro sostenibile, quell’approccio lento fatto di un corretto bilanciamento con il resto del nostro mondo. Che non deve e non può essere solo lavoro. Però, a volte – e con certi limiti – il sacrificio può valere la pena. Perché se il progetto è qualcosa in cui credi, allora è giusto fare dei sacrifici.

Però succede che in questi momenti si perda il centro. Si cammini a testa bassa, e ci si perda il mondo che intorno a noi gira. Il sole sorge e cala. E tu? Tu sei lì davanti al computer, con l’ansia di affogare.

corsia supermercato

Andare al supermercato per riscoprire la vita.

Come uscirne? Io ho fatto così. Sono andata al supermercato alle 19.30, dopo 11 ore di lavoro. La verità è che non avevo più niente in frigorifero… quindi, o così o si salta il pasto! E proprio no, io il pasto non lo salto neanche a morire!

È successo che ero alla cassa (l’unica aperta su 25) e una signora davanti a me si è messa a chiacchierare: mi ha raccontato di come il Bennet sia cambiato e del peccato di vedere sempre meno casse con persone, e più casse automatiche.

Insomma, una conversazione del tutto innocua. Anche ben poco profonda… ma lei, si è fermata per parlare con me. E prendere quei 15 minuti di tempo per chiacchierare con lei mi ha riempita di gioia. Mi ha fatto riscoprire la gioia delle piccole cose. Delle persone. Del mondo intorno a me che gira e che merita attenzione.

Quanto è bello concedersi un momento per gli altri e lasciarsi trasportare dalle piccole cose?

 

E ora?

Ora si ritorna al lavoro (infatti sono qui a scrivere alle 22:07). Però con un po’ di felicità nel cuore in più. E la serenità di dire: vada come vada. Noi faremo il massimo!

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